|
Cielo,
amico mio.
Il cielo mi è
compagno ultimamente,
il suo carattere è poesia per me,
che mi rivedo così diverso e così affine a lui.
Certe giornate sono
vive di sole
e di quella brezza che il viso
mi accarezza con pungente dolcezza;
e il suo saluto nel
tramonto
mi evoca il passato della mente
e quella voglia di volare
quando invece arriva
il cupo,
egli mostra il suo broncio,
e piange.
Se soffre, il suo piovere
è leggero e auspica
comprensione;
se il suo essere arrabbiato
si manifesta con fervore,
non riesci a consolarlo
e devi lasciarlo stare.
Il cielo mi è
compagno,
ma mi sono accorto di lui
da poco,
eppure era sempre con
me,
giorno e notte, ed io
non lo avevo nemmeno guardato in faccia.
Non sentivo né
vedevo
il suo modo di esprimersi;
eppure, ho scoperto un amico
che ho sempre avuto vicino.
L'amico di tutti e di
nessuno,
che non sente ma ascolta,
che è indifferente ma comprende,
che è immenso e così piccolo,
che è tutto e niente.
Cielo, chiedo a te perdono
per la mia cecità, per te;
io ti rispetto, anche se so
che a volte non mi rispetterai.
Ma è la tua natura,
cielo,
e come tale va accettata;
così anche la mia,
perché siamo figli della stessa madre,
e marinai dello stesso veliero,
che mai smette di solcare
i mari della vita.
Poesia di G.M. 
|